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May 21, 2010
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Jul 06, 2009
No CommentsIl disturbo ossessivo-compulsivo della lista della spesa
Gianluigi sedeva pensieroso su una panchina di pietra di Piazza della Scala. La sua concentrazione era rapita dal cruccio costante della spesa. La sua fidanzata aveva un carattere propenso all'ira e quando malauguratamente dimenticava qualche elemento della lista, a casa erano dolori. Impresso nella sua memoria la liturgia dell'apertura dei sacchetti. Carlotta inforcava i suoi occhiali da vista di cellulosa verde e come un segugio estraeva i prodotti e mentalmente spuntava le voci dall'elenco. Nel malaugurato caso mancasse qualcosa, lei si accendeva d'ira, si rifugiava in cantina e in preda all'ansia scaraventava quanto le capitasse a tiro da un capo all'altro del bugigattolo. Questa volta Gianni, come amava farsi chiamare dai compagni del bar Derby, non riusciva proprio a discernere cosa gli fosse sfuggito. Era molto comprensivo nei confronti del disturbo ossessivo-compulsivo della moglie, ma è inutile dire quanto poco vedesse la cosa di buon grado.
Gianni prende il coraggio a due mani e inforca la sua bicicletta nera Bottecchia, il sacchetto della spesa era sistemato saldamente sul monta-pacchi e le mani tremavano per la preoccupazione. Giunto a casa sistema la bici nella rastrelliera, la assicura alla catena verde rivestita di gomma e varca la soglia di casa. Nel medesimo istante il fragore di un tuono dà il via allo scroscio del temporale. Arguì subito si dovesse trattare di un presagio di sventura, dal momento che fino a pochi minuti prima il cielo era terso. Ma senza dubbio era troppo teso per fare caso alle nuvole gravide che campeggiavano sopra la sua schiena curva sul manubrio.
Con ostentata disinvoltura sistema il sacchetto della spesa sul tavolo di legno al centro della cucina, allontanandosi poi in punta di piedi alla volta della sala da pranzo. Gianni riesce a prendere posto sul divano di stoffa rossa consumata ma non fa in tempo a levarsi le scarpe che ode le urla di Carlotta. I lacci rimangono inutili nelle sue mani mentre mentalmente ripercorre l'elenco degli acquisti da fare al supermercato:
- prosciutto cotto
- salame
- fontina
- funghi
- biscotti
- caffé
- latte
- acqua frizzante
Diamine aveva toppato ancora. Esausto per questo eterno supplizio dovuto a banali dimenticanze affonda la schiena nel divano e rimugina su una possibile soluzione a questo martirio. Non c'era altro epilogo possibile che farsi forza, scendere in cantina e convincere la sua donna a prendere appuntamento presso un analista. Questa patologia non poteva curarsi da sola. Riluttante come un impiegato che si reca al lavoro il lunedì mattina spalanca la porta della cantina e si appresta a scendere le scale. Davanti ai suoi occhi si presenta uno spettacolo del tutto inatteso. Carlotta era seduta per terra circondata dai cocci disseminati poco prima ma a farle compagnia sul pavimento c'era una cassa di acqua frizzante. Non l'aveva affatto dimenticata! Aveva dimenticato di averla comprata due giorni addietro e lei aveva dimenticato che l'avesse già comprata. Da quel giorno, senza bisogno di alcun medico, la giovane fidanzata cessò gli attacchi d'ira verso il paziente Gianluigi.
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Jun 23, 2009
No CommentsIl poster di Bora Bora
Nel mezzo di una giornata assolata di luglio mi trovavo intrappolato dietro la scrivania, intento a svolgere un numero interminabile di azioni ripetitive e alienanti. Amo questo tipo di mansioni perché tengono la mente occupata, ma soprattutto adoro trovare nuove routine per svolgere il lavoro in maniera più razionale e quindi più rapida. Qualcuno direbbe che si tratta del classico approccio da ingegnere. Preferisco ragionare sul sistema di fare le cose piuttosto che farle sul serio. Una manciata di operai stava ristrutturando l'ufficio, producendo lo stesso frastuono della nazionale giapponese di lottatori di Sumo in corsa. Il suono del telefono irrompe nel traffico dei miei pensieri, è l'agenzia di viaggio, buone notizie riguardo al volo che mi avrebbe condotto verso la tanto agognata vacanza:
- Signor Marturano sono Angela Gatto, chiamo dall'agenzia Mormoni, buongiorno!
- Buongiorno Angela, è un piacere sentirla, ha novità da riferire?
- Certo! Come da accordi le ho prenotato il volo per Amsterdam, ha carta e penna per annotare il codice della prenotazione?
Sotto shock per la buona novella la mia mano cerca nel porta penne una biro funzionante come una forchetta avvolge intorno a sé gli spaghetti. L'unica cosa di cui riesco a disporre in pochi secondi è una vecchia penna stilografica regalata a me e ai colleghi dell'ufficio da un cliente della nostra azienda.
- Angela è ancora al telefono? Ho trovato solo una penna stilografica ma le confesso che non sono in grado di adoperarla! Forse non funziona…
- La agiti e la tenga in verticale, mi ascolti e ci riuscirà!
Non ho nemmeno il tempo di issare la mano che impugnava la penna per incominciare il processo di scuotimento che tutto l'inchiostro liberatosi dall'incrostazione si riversa miseramente sulle mie braghe color beige.
- Angela ascolti, ho avuto un contrattempo con la penna, le dispiace aspettarmi un minuto soltanto?
- Signor Marturano deve agitarla tenendola in verticale, altrimenti non scende l'inchiostro. Ma mi raccomando, stia attento a non versare l'inchiostro in giro!
- La ringrazio per i preziosi consigli signorina, pensa che al mio ritorno la troverò ancora in linea?
- Ma certo Signor Marturano, la aspetto alla cornetta.
In tutta furia corro nel bagno degli uomini a cercare di porre rimedio al tremendo guaio occorso ai miei pantaloni e ancora una volta perdo le staffe imbattendomi nel poster raffigurante la meravigliosa spiaggia di Bora Bora, affisso dal mio capo sulla porta della sala ricreazione. Quella fotografia era stata scattata da lui personalmente durante le ferie di giugno e nell'unica settimana lavorativa che lo separava dalle ferie di luglio e agosto aveva pensato bene di fare a tutti i dipendenti al lavoro questo magnifico regalo. La condizione dei miei pantaloni precipitava, ora ero fradicio di acqua e macchiato di inchiostro nero. Sembrava mi fossi appena destato da un incubo terrificante. Senza neanche sedermi alla mia postazione impugno nuovamente la cornetta e la porto all'orecchio.
- Angela eccomi, mi scusi per l'attesa!
- Tu tu tu tu tu tu tu …
Aveva riagganciato.
Sfilo dal cinturone dell'operaio più prossimo alla mia posizione un grosso martello con la testa cilindrica, lo impugno deciso e sferro un colpo deciso sull'apparecchio telefonico e subito dopo uno sulla cornetta. I colleghi intorno a me restano inebetiti e non spiccicano parola, gli operai mi fissano divertiti mentre porgo loro il martello. Mi siedo nuovamente alla mia postazione e riprendo a pensare al modo più rapido e razionale per svolgere le mie mansioni.


